Per una politica economica antifascista

16.02.2026

Risoluzione approvata dell'Assemblea annuale della GISO Svizzera del 14.-15 febbraio 2026 a Berna

Il mondo è sepolto sotto montagne di debiti. Ed è per questo che i partiti borghesi conoscono un solo credo: l’austerità.

La politica di austerità significa che uno Stato disciplina rigidamente la spesa pubblica e attua tagli su larga scala. Queste misure dovrebbero contribuire a ridurre il debito pubblico e a liberare risorse per investimenti futuri. Tuttavia, l’austerità ha a che fare con un futuro migliore al massimo in teoria. Nella pratica, la politica di austerità riguarda soprattutto per cosa vengono spesi i soldi.

Se si tagliano le assicurazioni sociali per liberare risorse a favore dell’esercito, la spesa complessiva dello Stato rimane invariata. Il risultato, però, è la precarizzazione della popolazione attraverso misure di austerità. L’austerità non è quindi sinonimo di Stato debole e mercato completamente libero. Nella pratica, l’austerità si definisce attraverso l’obiettivo di precarizzare la popolazione e renderla totalmente dipendente dal mercato. In questo modo si vogliono spezzare i movimenti proletari e stabilizzare i rapporti di classe.

Storicamente, l’austerità si è rivelata il minimo comune denominatore tra liberalismo e fascismo. Nei primi anni dopo la presa del potere in Italia, Mussolini portò avanti una durissima politica di austerità. Grazie a questa politica riuscì ad assicurarsi il sostegno delle élite liberali e, allo stesso tempo, a schiacciare i forti movimenti proletari. Le élite liberali avevano bisogno del potere autoritario del fascismo per imporre i propri interessi economici, e il fascismo aveva bisogno dell’austerità per precarizzare la popolazione e renderla dipendente dal mercato. Così, il fascismo italiano venne visto a livello internazionale dall’establishment liberale come la soluzione per salvare il capitalismo. Gli effetti dell’austerità furono immediati: nel primo anno di governo di Mussolini, il numero di giorni di sciopero diminuì del 97%. I forti movimenti proletari italiani erano stati spezzati e i rapporti di sfruttamento messi in sicurezza.

Oggi fascismo e austerità avanzano di nuovo insieme. Gli Stati Uniti, sotto Trump, si stanno trasformando da una democrazia in un regime autoritario. Il diritto internazionale viene sostituito dalla legge del più forte a causa delle ambizioni imperialiste di Trump, mentre l’ICE dà la caccia alle persone per strada. Anche nel resto del mondo le forze di estrema destra sono in crescita. Parallelamente aumentano i debiti degli Stati. E sebbene sia dimostrato che le misure di austerità non riducono il debito, ma lo aumentano a causa della contrazione economica che provocano, si continua a tagliare ovunque. Anche in Svizzera.

Il pacchetto di risparmio 2027 prevede tagli nei settori del lavoro sociale, dei trasporti, dell’istruzione e della ricerca. Particolarmente gravi sono i tagli derivanti dalla soppressione di sussidi federali per quasi 900 milioni di franchi destinati alla custodia extrafamiliare dei/delle* bambin*. Tra gli altri risparmi importanti figurano l’eliminazione dei sussidi per la protezione del clima, il congelamento delle spese per la cooperazione allo sviluppo e la riduzione dei contributi al fondo per l’infrastruttura ferroviaria.

Tutto questo dimostra che ciò che la maggioranza borghese di destra sta portando avanti non è una politica economica parsimoniosa, bensì la difesa dei rapporti di classe attraverso la precarizzazione della popolazione. Le forze economico-liberali tornano così a fare da staffe al fascismo. E ciò che valeva allora vale anche oggi: il vero pericolo per il fascismo non sono le democrazie liberali, ma i movimenti proletari. Per questo abbiamo bisogno di una politica economica antifascista che rafforzi questi movimenti e protegga la popolazione.

La GISO Svizzera chiede:

  • l’abolizione del freno all’indebitamento, affinché possano finalmente essere effettuati investimenti urgenti e le diverse esigenze non vengano messe l’una contro l’altra;
  • la cancellazione totale del pacchetto di risparmio 27, che prevede ampi tagli fino al 2030;
  • la settimana lavorativa di 25 ore a salario invariato;
  • la democratizzazione dell’economia.

Fonti:

https://www.woz.ch/2350/austeritaet/die-geschichte-laesst-sich-als-waffe-gebrauchen/!AE29CDCMTY1?destination=/2350/austeritaet/die-geschichte-laesst-sich-als-waffe-gebrauchen/%21AE29CDCMTY1

https://www.uniaktuell.unibe.ch/2024/politkolumne_14_vatter_freiburghaus/index_ger.html

https://www.bpb.de/themen/europawahlen/europawahlblog-2014/182587/austeritaetspolitik-sparen-um-jeden-preis/

https://www.surplusmagazin.de/austeritat-wirtschaftsliberale-faschismus-claramettei-kapitalismus/

https://juso.ch/it/nostre-posizioni/economia/basta-con-i-tagli-aboliamo-il-freno-allindebitamento/