Tra noi nessuna frontiera. Contro il regime razzista delle frontiere!

06.09.2026

Presa di posizione della GISO Svizzera approvata dell’assemblea de* delegat* del 6 settembre 2026 a Basilea

Negli ultimi anni, la politica svizzera in materia di migrazione e asilo si è spostata rapidamente verso l'estrema destra. È sempre più caratterizzata dalla chiusura, dalla repressione e dalla mobilitazione razzista. Il pensiero di estrema destra non è più da tempo un fenomeno marginale del dibattito. Nei parlamenti vengono costantemente trattate e approvate proposte che mirano a smantellare i diritti di soggiorno, a facilitare le espulsioni e a limitare ulteriormente la libertà di movimento delle persone migranti. L'obiettivo è la privazione dei diritti delle persone in base alla loro origine e al loro status di soggiorno. Queste posizioni non sono solo dell'UDC. Anche il Centro e il PLR adottano oggi rivendicazioni che solo pochi anni fa sarebbero state impensabili.

Lo spostamento del discorso politico si manifesta anche al di fuori del parlamento. L'UDC e il suo entourage conducono da decenni campagne in cui la migrazione viene presentata come una minaccia per la Svizzera. Il termine «Überfremdung» (“inforestierimento”) ha una lunga storia, alla quale la campagna razzista sulla «Svizzera da 10 milioni» di quest'anno si è perfettamente collegata. La migrazione non viene presentata come realtà sociale, ma come un problema che dovrebbe essere limitato attraverso interventi politici.

Questa narrazione divide la classe lavoratrice e traccia linee di conflitto sociale false. Invece di parlare della distribuzione del capitale, della proprietà e del potere politico, si discute di chi abbia il diritto di appartenere alla società. Invece di attaccare le cause dello sfruttamento e dell'insicurezza sociale, le persone vengono messe le une contro le altre in base alla loro origine e al loro status di soggiorno. Il razzismo crea una gerarchia di appartenenza: alcune persone avrebbero il diritto di vivere qui, mentre altre devono giustificare costantemente la propria presenza.

Il regime di frontiera significa privazione dei diritti!

Questa gerarchia è istituzionalmente ancorata nel diritto svizzero. Lo status di soggiorno decide se le persone possono far venire la propria famiglia, se possono cambiare liberamente il posto di lavoro, se possono restare in modo permanente e a quali condizioni hanno accesso ai diritti sociali. Persone che vivono qui da anni o decenni possono ancora essere minacciate di espulsione. Ad altre viene già impedito al momento dell'ingresso di presentare una domanda di cittadinanza.

Questi sviluppi e queste circostanze non vanno considerati in modo isolato, ma come parte di un progetto politico più ampio. Gli Stati europei hanno sempre cercato e cercano ora sempre più insistentemente di organizzare la migrazione non attraverso vie sicure, ma di ridurla attraverso la chiusura, l'esternalizzazione e un controllo rafforzato o di impedirla con la violenza. La responsabilità viene scaricata sulle frontiere esterne europee e oltre, su Stati terzi. Allo stesso tempo, le persone che superano queste frontiere vengono sempre più criminalizzate e la loro libertà di movimento limitata.

SECA: la fortezza Europa viene ulteriormente rafforzata

Un ruolo centrale è svolto anche dal Sistema europeo comune di asilo (SECA). Dal giugno 2026 è in vigore il nuovo Patto UE su migrazione e asilo. In quanto membro di Schengen e Dublino, anche la Svizzera adotta parti di questo sistema. Il Patto rappresenta un ulteriore inasprimento e istituzionalizzazione del regime di frontiera europeo. Rafforza tra l'altro i controlli alle frontiere esterne, introduce nuove procedure di screening e di frontiera e mira a impedire il più possibile il proseguimento del viaggio all'interno dell'Europa. Con ciò vengono ampliate le possibilità di controllo, detenzione, respingimento ed espulsione delle persone in cerca di protezione, mentre le vie di fuga sicure continuano a mancare. Il SECA è così l’emblema di uno sviluppo politico che deve essere combattuto: invece di garantire libertà di movimento e accesso alla protezione, vengono ampliati controllo e repressione e i diritti umani vengono sistematicamente violati.

Frontiere e capitalismo

La questione delle frontiere è anche una questione di rapporti di potere. La chiusura alle frontiere è strettamente legata ai rapporti sociali ed economici. Il sistema economico capitalista rende possibile la mobilità internazionale del capitale e delle imprese, mentre la mobilità delle persone viene politicamente limitata e gerarchizzata in base all'origine. Il razzismo e il regime di frontiera svolgono anche una funzione sociale: dividono la classe lavoratrice in base all'origine e allo status di soggiorno e rendono più difficili le lotte comuni per migliori condizioni di vita e di lavoro. La lotta contro il regime di frontiera razzista e la lotta contro il capitalismo devono perciò necessariamente andare di pari passo.

Libertà di movimento, diritti fondamentali e partecipazione per tutt*!

Questi sviluppi attuali non vanno considerati come singoli inasprimenti politici. Sono l'espressione di un regime di frontiera che gerarchizza le persone in base all'origine e allo status di soggiorno, limita la libertà di movimento e distribuisce in modo diseguale i diritti fondamentali. Questo regime di frontiera deve essere combattuto e superato a lungo termine. La nostra lotta non è diretta solo contro singole leggi o partiti, ma contro i rapporti sociali che rendono possibile e riproducono questa politica. Frontiere, razzismo e capitalismo sono intrecciati tra loro: mentre il capitale e la proprietà possono muoversi liberamente, la libertà di movimento delle persone viene controllata e gerarchizzata. Ci opponiamo perciò a una politica che risponde all'insicurezza sociale con la privazione dei diritti, e a un sistema economico che gerarchizza le persone in base a quanto possono essere sfruttate. Il nostro obiettivo è una società solidale in cui tutte le persone abbiano gli stessi diritti indipendentemente dalla loro origine.

Da questo rifiuto fondamentale del regime di frontiera consegue anche che la difesa della libertà di movimento è direttamente connessa alla difesa dei diritti sociali e politici. I diritti non devono essere legati all'origine o al passaporto di una persona. Chi vive qui deve avere accesso alla salute, all'istruzione, al lavoro e alla tutela giuridica. Questo vale in particolare anche per le persone il cui status di soggiorno è incerto o che sono minacciate di espulsione. Proprio lì dove le persone si trovano in una posizione giuridica particolarmente vulnerabile, è necessaria una protezione completa dei loro diritti fondamentali. Allo stesso modo, la partecipazione sociale e politica deve essere possibile indipendentemente dalla nazionalità e dallo status di soggiorno. Le persone che vivono, lavorano, studiano e fanno parte di questa società devono poter contribuire a plasmarla.

La GISO Svizzera chiede:

Libertà di movimento invece di frontiere!

  • Basta con le espulsioni. Le persone non possono essere rimpatriate contro la loro volontà in altri Stati.
  • Chiusura immediata di tutti i centri di detenzione per l'espulsione. Nessun* deve essere privat* della libertà a causa del proprio status di soggiorno.
  • Nessuna attuazione repressiva del SECA, nessun «Return Hub» e nessuna esternalizzazione delle procedure di asilo e dei rimpatri in Stati terzi.
  • Vie di migrazione e di fuga sicure e legali attraverso l'ampliamento dei visti umanitari, il resettlement e la reintroduzione dell'asilo presso le ambasciate.
  • Stop al sostegno svizzero a Frontex e alla politica di chiusura europea.

Diritti fondamentali per tutt* senza eccezioni!

  • Accesso garantito alla salute, all'istruzione, al lavoro e alla tutela giuridica per tutte le persone, indipendentemente dallo status di soggiorno.
  • Uguali diritti giuslavoristici e sindacali per tutt*. I diritti di soggiorno non devono dipendere da singoli datori di lavoro.
  • Nessuna privazione di diritti attraverso lo status di soggiorno. Le persone devono potersi difendere dallo sfruttamento e dalle decisioni delle autorità senza mettere a rischio la propria base esistenziale.

Codecisione e partecipazione per tutt*!

  • Codecisione politica per tutte le persone che vivono qui. L'accesso alla partecipazione democratica e sociale deve essere garantito indipendentemente dalla nazionalità e dallo status di soggiorno.
  • Regolarizzazione invece di insicurezza permanente. Le persone che fanno parte di questa società devono essere tutelate anche sul piano giuridico e poste su un piano di parità politica.