La GISO Svizzera si oppone con fermezza all'iniziativa sulla neutralità. Un'iniziativa lanciata mezzo anno dopo l'invasione russa dell'Ucraina, per salvare gli affari redditizi della Svizzera con Stati che violano il diritto. La “neutralità armata e perpetua” che si vuole nuovamente iscrivere nella Costituzione non è uno strumento per la pace, è uno strumento perché la Svizzera possa trarre profitto dalla guerra.
L'associazione “Pro Svizzera” (ex Auns), che sta dietro all'iniziativa, è composta in maggioranza da persone dell'UDC. L'UDC non fa mistero di cosa le interessi con questa iniziativa. «Abbiamo sì sostenuto le sanzioni contro la Russia. Dobbiamo correggere questa scelta». Così ha detto il Consigliere nazionale UDC Erich Hess nel dibattito al Consiglio nazionale. In modo un po' più velato, ma nella stessa direzione, va Lukas Reimann, anch'egli Consigliere nazionale UDC: «Quando due ragazzi si picchiano, è meglio che il fratello piccolo si tenga a distanza». La politica estera svizzera secondo l'UDC si riassume dunque in questo messaggio centrale: quando due litigano, il terzo può trarne profitto.
L'iniziativa, nel suo articolo, definisce la neutralità della Svizzera come armata e perpetua, vi è un divieto generale di aderire ad alleanze militari o di difesa e non possono essere imposte sanzioni non militari contro parti in guerra. Quello che l'UDC vuole non sono sanzioni, bensì riarmo e vendita di armi. L'UDC non vuole la pace, ma profitti insanguinati e mani pulite.
Nei tempi attuali è ancora più importante perseguire una politica estera credibile e di sinistra. Bisogna respingere tanto le fantasie di chiusura della destra quanto le alleanze imperialiste. Non bisogna schierarsi ciecamente da una parte, ma non bisogna nemmeno restare a bordo campo a guardare quando un aggressore devasta intere regioni del mondo. Perché chi si posiziona neutrale tra vittima e carnefice sta dalla parte del carnefice. Quello che bisogna fare è difendere i diritti delle persone, e ciò include anche il dovere di chiamare con il loro nome e sanzionare le violenze unilaterali.
Quello che vogliamo non sono armi, bensì sanzioni:
La politica estera svizzera deve essere attiva. Perché la neutralità passiva e armata proposta dall'iniziativa non porta sicurezza ed equivale a una Svizzera che torna a essere la cassaforte di qualsiasi Stato che viola il diritto. Per questo bisogna mantenere la libertà di sanzionare paesi e persone. Oggi, purtroppo, le sanzioni vengono imposte quasi esclusivamente contro paesi del Sud globale. Stati del Nord globale, come ad esempio gli USA, non vengono però sanzionati per le loro numerose violazioni dei diritti umani e del diritto internazionale. Vengono inoltre spesso imposte sanzioni ad ampio raggio, che colpiscono l'intera economia e quindi anche l'intera popolazione. Tali sanzioni accrescono la sofferenza della popolazione e non danneggiano chi governa, perché questi possono ora indicare un nemico esterno come responsabile della sofferenza.
Le sanzioni devono perciò essere applicate coerentemente contro tutti i paesi e le persone che violano i diritti umani o il diritto internazionale. Allo stesso tempo, le sanzioni non devono mai colpire la popolazione in generale, ma devono colpire in modo mirato chi governa o chi finanzia chi governa e ne trae profitto.
Allo stesso tempo non bisogna aderire ad alleanze militari. Alleanze come la NATO non possono mai creare una pace globale, perché la loro esistenza presuppone necessariamente un nemico. Un altro passo importante deve essere un disarmo progressivo, a cominciare da uno stop alle esportazioni di armi, soprattutto verso Stati che violano il diritto e paesi in guerra civile.
Per tutte queste ragioni la GISO Svizzera è chiaramente contro l'”iniziativa pro Putin” dell'UDC. Nei tempi attuali non si può essere passivi e indifferenti. Come ha già detto Gramsci: «L'indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti. [...] Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti».
La Svizzera non può girarsi dall'altra parte di fronte all'ingiustizia. Allo stesso tempo, non sarebbe però nemmeno utile alla pace cadere ora in una logica di guerra, riarmarsi e aderire a un'alleanza.
La neutralità della Svizzera è stata un paravento per arricchirsi alle spalle altrui. Con l'iniziativa sulla neutralità essa diventa fine a sé stessa e fa della Svizzera la cassaforte di Stati che violano il diritto. La Svizzera non deve più nascondersi dietro questo paravento: perché chi è “neutrale” tra vittima e carnefice sta dalla parte del carnefice. La Svizzera deve ora perseguire una politica di pace attiva.
La GISO Svizzera chiede:
- Il rifiuto dell'”iniziativa sulla neutralità”.
- Chiare sanzioni per gli Stati che violano il diritto e per le persone che li finanziano, in particolare la Russia e gli oligarchi che finanziano Putin.
- Lo stop a qualsiasi esportazione di armi.
- Un disarmo progressivo, combinato con una politica di pace attiva.